LA METAMORFOSI NEL TEATRO VIVENTE. L’Ovidio post-antropocentrico di Manuela Infante e di O Thiasos TeatroNatura

[di Laura Budriesi] Ovidio introdusse nella lingua latina il termine greco metamorphosis. Alla fine del XVI secolo il naturalista Thomas Muffet lo utilizzò in ambito biologico in un’opera dedicata agli insetti, maestri della diversificazione (Coccia, 2020). L’idea che la forma non sia data una volta per tutte è stata affrontata in egual misura dal mito, dalla filosofia, come dal pensiero scientifico ed è centrale in molte epistemologie non occidentali che, per essere comprese da noi, devono prevedere una «torsione dei nostri stessi strumenti concettuali, una nostra metamorfosi» (Mangiameli, 2022: 265). L’idea della metamorfosi, del labile confine umano/animale, pervade la storia della letteratura drammatica; dagli enigmatici cori animali delle commedie greche, di cui restano testimonianze nei titoli di molte opere perdute (Rothwell, 2007), alle superstiti commedie aristofanee (Le Rane, Gli Uccelli, Le Vespe), transitando per Shakespeare del Sogno di una notte di mezza estate (1595 ca.) fino a Il Rinoceronte di Ionesco (1959), per citare soltanto alcuni esempi paradigmatici. Inoltre, significativamente, fabulae allegoriche ispirate alle Metamorfosi di Ovidio ritornano in alcune forme teatrali di età umanistica all’alba della reinvenzione del teatro e permangono per secoli nel teatro moderno (Budriesi, 2020). La filosofia postumanista (cfr. Braidotti, 2014; Haraway, 1999, 2019, 2020; Marchesini,… Continua a leggere

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TRE PASSI IN “SENTIERI”: AZUL TEATRO E IL LAVORO CON LA NATURA

[di Emanuele Regi] La grande varietà ed eterogeneità che caratterizza le pratiche performative in spazi naturali – per uno sguardo aggiornato si veda il Dossier Teatro e Natura recentemente pubblicato su «Hystrio» (2023) – non rende affatto facile una loro corretta interpretazione secondo paradigmi storicizzanti, specie di fronte a una tradizione di studi, quale quella italiana, che non ha manifestato particolare interesse – seppur con qualche acuta eccezione (cfr. Gandolfi 2012, 2013 e 2015) – per queste forme, sebbene, come ricordava Fabrizio Cruciani (2005), il teatro sia sempre stato fatto più all’esterno che dentro gli edifici deputati. Altrettanto problematico è avere una tassonomia adeguata per queste tipologie performative che frequentemente riportano un lessico e si riferiscono a una elaborazione teorica di matrice anglosassone come site-specific, ecoperformance, ecodramaturgy (Pearson, 2010; Baiocchi e Pannek, 2020; Woynarski, 2020; Regi, 2023). La necessità di individuare dei fenomeni inserendoli in tassonomie preordinate è naturalmente propria di un lavoro storico-critico che, tuttavia e almeno in parte, ha interessato anche gli stessi artisti. In questo paesaggio molteplice, si inserisce il progetto Sentieri di Azul Teatro ideato da Serena Gatti e Raffaele Natale [1]. Il progetto, nato nel 2012, viene definito dalla stessa regista e performer un «site-specific,… Continua a leggere

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“UN TEATRO NELLA CITTÀ, LA CITTÀ NEL TEATRO”. Breve storia del Gogol Center di Mosca (2012-2022)

[di Claudia Olivieri]   Gogol’ (cade in scena da dietro le quinte e se ne resta pacificamente sdraiato). Puškin (entra, inciampa in Gogol’ e cade): Maledizione! Non sarà mica Gogol’? Gogol’ (tirandosi su): Che schifo! Non si può riposare un attimo! (Si allontana, inciampa in Puškin e cade) Non mi sarà mica capitato tra i piedi Puškin! Puškin (tirandosi su): Non c’è un attimo di pace! (Si allontana inciampa in Gogol’ e cade) Maledizione! Non sarà mica ancora Gogol’? Gogol’ (tirandosi su): Ce n’è sempre una! (Si allontana, inciampa in Puškin e cade) Che schifo! Ancora Puškin! Puškin (tirandosi su): Ma questo è teppismo! Vero e proprio teppismo! (Si allontana inciampa in Gogol’ e cade) Maledizione! Ancora Gogol’. Gogol’ (tirandosi su): Ma questa è una presa in giro! (Si allontana, inciampa in Puškin e cade) Ancora Puškin! Puškin (tirandosi su): Maledizione! È proprio una maledizione! (Si allontana inciampa in Gogol’ e cade) Gogol’! Gogol’ (tirandosi su): Che schifo! (Si allontana, inciampa in Puškin e cade) Puškin! Puškin (tirandosi su): Maledizione! (Si allontana inciampa in Gogol’ e cade al di là delle quinte) Gogol’! Gogol’ (tirandosi su): Che schifo! (Esce di scena) Da dietro la scena si sente la voce di… Continua a leggere

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APOCALISSE DI UN TEATRO DI POESIA. PER ENZO MOSCATO

[di Dario Tomasello] La morte di Enzo Moscato chiude un’epoca breve e per molti versi decisiva, capace di dipanarsi grossomodo tra la metà degli anni Ottanta del secolo scorso e la metà degli anni Dieci di questo secolo. Un’epoca in cui abbiamo creduto di scorgere, a torto o a ragione, una inedita affermazione della drammaturgia di repertorio nella tradizione teatrale del nostro paese. Adesso possiamo dirlo con chiarezza, non è un caso che questa epoca abbia trovato in Napoli (la «metropoli tatuata», come l’aveva ribattezzata la nouvelle vague drammaturgica) e nel Sud il suo epicentro, ovvero in uno dei luoghi in cui le genealogie del teatro italiano rintracciano con maggiore chiarezza la loro coerenza e durata. Soprattutto Napoli è la città di Eduardo ovvero di quella “funzione” privilegiata che ha innestato il retaggio attoriale italiano su una possibilità concreta di produrre, appunto, drammaturgie di repertorio. Sulle ragioni della, pur controversa, continuità napoletana, nell’ambito della modernità, con il portato di una scuola teatrale antica, abbiamo detto, a suo tempo, la nostra, così come sulla longue durée di una mappa policentrica della scena italiana che trova conferma e ribadimento nella fioritura drammaturgica della fine del secolo scorso (La drammaturgia italiana contemporanea. Da… Continua a leggere

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ANIMALI DA PALCOSCENICO: tra scandalo e censure nella scena italiana del Duemila

[di Silvia Mei]   Dai tempi della replica di Genet a Tangeri di Magazzini Criminali, proposta nel mattatoio di Rimini per Santarcangelo 1985, il teatro non ha mai urtato così tanto – e soprattutto in Italia – la sensibilità pubblica come negli anni Zero. Vivi o virtuali, in presenza o in forma di simulacro, gli animali in scena aprono la ferita tragica dell’indifferenza originaria tra uomo e animale, e scoprono il nervo scoperto del consumismo e della sovrana «macchina antropologica» (Giorgio Agamben) che regola, nella società occidentale, i principi della vita. Con la sua innocenza da creatura indifesa e nello stesso tempo con la sua ferocia bestiale, l’animale ci mette di fronte alla nostra essenza predatrice, all’istinto arcaico del cacciatore, che abbiamo rimosso nella catena di “smontaggio” dei macelli (non è qui che l’animale viene sfigurato e reso irriconoscibile?); oppure addomesticato, facendo dei più vari animali dei fedeli compagni, dei vicini mansueti ma pur sempre incattiviti (da collari, museruole, gabbie e gabbiette, vasche, recinti, ruote…) in ambienti tutt’altro che ospitali. La scena contemporanea ci mostra così, in modo accanito e provocatorio, una faccia del selvatico che scuote, indigna, scandalizza: perché ci disincanta e ci rammenta quanto ogni giorno perpetriamo sui… Continua a leggere

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CURI, IL RINOCERONTE E RAFFAELE. “rhinoceros apud saepta” e “Istantanee dell’Assurdo” di Raffaele Curi alla Fondazione Alda Fendi-Esperimenti

[di Paola Bertolone] Assiepatissimi, i visitatori aspettavano l’apertura del nuovo spazio della Fondazione Alda Fendi – Esperimenti, tra curiosità, frivolezza, selfie, impazienza, conversazioni civili e incivili, la sera del 18 ottobre 2018. A via del Velabro e nella piazza antistante il rinnovato palazzo ad opera di Jean Nouvel si consumava un cerimoniale laico: il varo di un luogo “rigenerato” in senso architettonico e riprogettato nell’attribuzione del significato, cioè nell’ascrizione della qualifica. La placida Roma, immersa nel molle tempo sfaccendato, attendeva quell’evento. Premeva. Sul lato sinistro della piazza, l’Arco di Giano era rischiarato, per mano di Vittorio e Francesca Storaro, di una luce vagamente arancione, di sole estivo al tramonto e mai era apparso così attraente. In alto sull’Arco di Giano la scritta illuminata al neon rhinoceros apud saepta…svetonio a indicare la titolazione della serata e dell’installazione estesa a comprendere quel celebre monumento. All’ingresso del palazzo il rinoceronte, opera di Riccardo Buzzanca, attendeva invece i visitatori accorsi all’inaugurazione di Istantanee dell’Assurdo il 14 aprile 2019. Per rhinoceros apud saepta il rinoceronte era stato sistemato davanti all’Arco di Giano, venendo a creare un effetto di spaesamento e anche di amplificazione percettiva del luogo. L’illustre monumento, che sorge in un’area colma di capolavori… Continua a leggere

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LA DANZA CONTEMPORANEA IN SARDEGNA. Sguardi tra passato, presente e futuro dalla NID Platform 2023

[di Fabio Acca] Dal 30 agosto al 2 settembre 2023 la città di Cagliari ha ospitato la settima edizione della NID – New Italian Dance Platform. Un progetto dalla cadenza biennale, nato nel 2012 dalla condivisione d’intenti tra gli organismi della distribuzione della danza aderenti ad ADEP (Associazione Danza Esercizio e promozione) FEDERVIVO-AGIS e costituiti in RTO (Raggruppamento Temporaneo d’Operatori), la Direzione Generale Spettacolo del MiC e le Regioni di riferimento, con lo scopo di promuovere e sostenere una selezione in qualche modo rappresentativa della produzione italiana della danza contemporanea. Pur con un andamento che negli anni non sempre è riuscito ad allineare le aspettative dei tanti soggetti coinvolti, si tratta di una occasione per certi versi unica di scambio e dialogo tra artisti italiani e operatori del settore – nazionali e internazionali – intorno a quanto di più significativo si muove nel panorama nazionale della danza contemporanea. E questo grazie sia a una offerta di spettacoli e studi coreografici aperta alla convivenza di diversi linguaggi ed estetiche, sia alla proposta di tavoli tematici su argomenti di particolare rilievo. Tra questi ultimi, in occasione della NID cagliaritana, il “Focus Sardegna – Sguardi dal futuro”, curato da chi scrive: una fotografia… Continua a leggere

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BENEDETTO MARZULLO E IL DAMS, la sua opera più grande

[di Marco De Marinis]   Il 9 giugno di cento anni fa nasceva Benedetto Marzullo, insigne grecista e soprattutto “inventore” del Dams bolognese e sua guida nei primi cinque anni di esistenza. Quello che segue è l’intervento da me tenuto pochi giorni fa all’Università di Tor Vergata/Roma 2, dove egli chiuse la sua carriera di insegnante, per il convegno Da Omero a Umberto Eco. Divagazioni della memoria. Centenario della nascita di Benedetto Marzullo, tenutosi presso il Dipartimento di Studi Letterari, Filosofici e di Storia dell’Arte. In quella occasione è stata inaugurata la Biblioteca di Studi Classici e medievali “Benedetto Marzullo”, costituita grazie alla generosa donazione degli eredi. Ho messo piede al Dams di Bologna per la prima volta nel novembre del 1971 a ventidue anni, appena laureato in Letteratura greca, e ne sono uscito definitivamente nel novembre 2021. Dunque cinquant’anni tondi. Non credo che siamo in tanti a condividere questo record di longevità, e questo privilegio. In mezzo secolo al Dams bolognese, e più precisamente al Dipartimento di Musica e Spettacolo (oggi Dipartimento delle Arti), ho rivestito tutti gli incarichi e le responsabilità possibili, compresi la direzione del Dottorato di cinema, musica e teatro e del Centro di promozione teatrale… Continua a leggere

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PER GIULIANO SCABIA (1935-2021). Il lungo viaggio del “Teatro Vagante” fra terra e cielo

[di Marco De Marinis]   Giuliano Scabia è scomparso ieri mattina (21 maggio) a Firenze (dove viveva da molto tempo) all’età di quasi 86 anni. Li avrebbe compiuti fra qualche mese, essendo nato a Padova il 18 luglio 1935. Poeta, drammaturgo, romanziere, regista, docente universitario, Scabia rappresenta una delle figure di punta della cultura italiana del secondo Novecento, con una militanza ininterrotta sotto le insegne del nuovo ma, nello stesso tempo, in ascolto continuo e profondo delle tradizioni e delle memorie, alte e basse, colte e popolari, come il capostipite conterraneo Angelo Beolco detto il Ruzante, a cui viene spontaneo accostarlo a dispetto della distanza temporale. L’esordio lo vede militare nel Gruppo 63, collaborare con Luigi Nono ed Emilio Vedova, suoi maestri veneziani, esordire nel 1965 con Carlo Quartucci alla Biennale del Teatro, collaborare alla stesura del manifesto sul Nuovo Teatro presentato al celebre Convegno di Ivrea nel 1967.Oggi, nel momento del dolore e del rimpianto, per onorarne tempestivamente la memoria, mi piace riportare alcuni frammenti delle riflessioni sul suo lavoro teatrale da me prodotte nel corso degli anni.   I. Pur essendo arrivato relativamente tardi al teatro, e comunque qualche anno dopo rispetto agli altri protagonisti della generazione dei… Continua a leggere

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“AMLETO” DELLA COMPAGNIA DELLA FORTEZZA, VENT’ANNI DOPO. Il processo creativo ricostruito a partire dal materiale d’archivio digitale

[di Valeria Venturelli]   Il Fondo – Archivio Compagnia della Fortezza Nel 1988, con il suo ingresso nella Casa di Reclusione di Volterra e la fondazione della Compagnia della Fortezza, oggi la più longeva esperienza di Teatro Carcere in Italia, Armando Punzo ha scritto – e scrive tuttora – una pagina della storia del teatro contemporaneo. Una storia che è conservata e tramandata nelle memorie di attori, tecnici, collaboratori e spettatori, negli articoli di studiosi e critici, nelle fotografie di Maurizio Buscarino e Stefano Vaja, negli spazi del carcere trasformati gradualmente dall’arte che da oltre trent’anni li abita.E, come tutte le storie, nelle fonti documentarie.La Compagnia della Fortezza dispone di due archivi: uno cartaceo conservato presso la sede di Carte Blanche a Volterra e un archivio digitale, conservato presso il Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna e in duplice copia alla sede di Carte Blanche a Volterra. Quest’ultimo, il “Fondo-Archivio Compagnia della Fortezza”, è costituito dalla documentazione audiovisiva relativa agli spettacoli diretti da Armando Punzo, comprensivi di tutte le prove e le repliche documentate, assemblaggi di materiali di terzi utilizzati a fini di studio e servizi giornalistici. L’archivio digitale è il risultato del “Progetto di riordino e valorizzazione dell’Archivio della… Continua a leggere

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