“SIRENA”. L’app per ascoltare Napoli, la sua musica e il suo teatro

di Fabio Acca

LA “SCENA MADRE” DI JAMES. L’ultima creazione di Licia Lanera è un rimedio all’oblio

di Silvia Mei

JOCELYN HERBERT E TITINA MASELLI. Due scenografe per Beckett

di Anna Maria Monteverdi

LA CRITICA, LA DANZA, IL CORAGGIO

di Fabio Acca

CHIAMALA COL SUO NOME. Rileggendo “Come d’aria” di Ada D’Adamo

di Francesca Sivo

“SIRENA”. L’app per ascoltare Napoli, la sua musica e il suo teatro

[di Fabio Acca] Immaginiamo per un attimo se venisse ritrovata e potessimo ascoltare oggi una registrazione della voce recitante di Eleonora Duse. È nota, infatti, l’esistenza di un’unica registrazione effettuata in New Jersey da Thomas Edison con il fonografo, nel 1896, mentre “la divina” recita La signora delle camelie di...

Call for Paper – «Culture Teatrali» n. 35/2026

VSEVOLOD E. MEJERCHOL’D A CENTOCINQUANT’ANNI DALLA NASCITA   In vista dell’uscita dell’annale n. 35/2026, «Culture Teatrali» lancia una call finalizzata all’acquisizione di contributi per un monografico dedicato a Vsevolod E. Meyerchol’d nella ricorrenza dei 150 anni dalla nascita. Sono accolti articoli in italiano, inglese e francese. Lunghezza abstract: max. 2.000...

LA “SCENA MADRE” DI JAMES. L’ultima creazione di Licia Lanera è un rimedio all’oblio

[di Silvia Mei] James è “figlio” del covid. Ed è il figlio di quante e quanti non possono procreare o non possono più generare, ovvero di chi non può permettersi di mantenere una creatura, anche solo perché hanno paura di “mettere al mondo”, considerato l’andamento del pianeta Terra. James è...

JOCELYN HERBERT E TITINA MASELLI. Due scenografe per Beckett

[di Anna Maria Monteverdi] Perché così poche donne scenografe? Nel 1988 Raynette Halvorsen scrisse sulla rivista Theatre Design and Technology un articolo dal titolo molto significativo: Where are all American Women Scene Designers? (Halvorsen, 1988)[1]. L’articolo, che lamentava la mancanza di documentazioni storiche e biografiche e persino di immagini sulle...

LA CRITICA, LA DANZA, IL CORAGGIO

[di Fabio Acca] Per condividere alcuni pensieri sulla critica[1], in particolare su come la critica dedicata alla danza contemporanea si è sviluppata nel dibattito italiano, partirei da alcune considerazioni che in parte intercettano anche quella condizione auto-etnografica che fa storia. Tale aspetto, lungi dal voler qui assumere un carattere autobiografico,...

CHIAMALA COL SUO NOME. Rileggendo “Come d’aria” di Ada D’Adamo

[di Francesca Sivo]   «Sei Daria. Sei D’aria. L’apostrofo ti trasforma in sostanza lieve e impalpabile. Nel tuo nome un destino che non ti fa creatura terrena, perché mai hai conosciuto la forza di gravità che ti chiama alla terra». Comincia così, con un raffinato gioco di parole, anticipato già...
«CULTURE TEATRALI» ON LINE è un progetto di osservazione e studio dei fenomeni attuali della scena italiana e internazionale, particolarmente interessato a pratiche e politiche che sostengano l’indipendenza e la pluralità dei linguaggi. Pensato come strumento di intervento critico e di approfondimento analitico, si propone di offrire una visione delle molteplici e variegate tendenze in atto, dando piena cittadinanza ai diversi generi, formati, linguaggi e processi artistici che compongono il panorama contemporaneo delle performing arts. «CULTURE TEATRALI» ON LINE dispone uno scenario di scritture il cui fulcro è il "Focus", monografico intorno a significativi eventi nazionali e internazionali, che riunisce oggetti critici di diversa natura. Lo affiancano le rubriche "Mondocritica", con recensioni sui fenomeni in corso; "Teatro dei libri", dedicata a riflessioni su libri, volumi e saggi di recente uscita; "Extra", raccolta miscellanea di interventi sullo spettacolo contemporaneo. Alla rivista cartacea è invece riservata una sezione del sito, "Annuario", dove è possibile sfogliare l'intera collezione. Pur entro questo amplissimo spettro di interessi, «CULTURE TEATRALI» ON LINE (lavorando in sinergia con l'omonima rivista cartacea) non vuole affatto abdicare al “teatrale”, interpretandone piuttosto il valore come intersezione unica, e più che mai vitale, di linguaggi, culture e saperi: un’arte vivente insostituibile per scuotere i territori già organizzati del sapere e rinnovare l'esperienza indispensabile dell'intensificazione e del decondizionamento nella relazione interumana.