MATERIALI PER MEDEA. Diario di un tutoraggio per “Ave Medea!” di Diade

[di Lucia Amara] Ave Medea è un progetto della compagnia Diade, compagine composta da Federica Amatuccio, regista e scenografa, e Andrea Gianessi musicista e sound designer, un connubio nato nel 2013. L’esito pubblico della ricerca è stato presentato a Bologna nell’ambito delle residenze artistiche “Artists in ResidenSì”, attivo all’Atelier Sì dal 2015 a cura di Ateliersì, programma che ospita artiste e artisti che operano nel campo delle arti teatrali con un approccio performativo, una visione interdisciplinare in dialogo con le altre arti e discipline umanistiche, e un’attenzione particolare all’osservazione del reale e alle letture del contemporaneo. Ave Medea di Diade è basato sul ciclo che il drammaturgo tedesco Heiner Müller (1929-1995) scrisse tra gli anni quaranta e gli anni ottanta del secolo scorso attorno al mito greco di Medea, la principessa della Colchide, l’esperta in filtri magici, la donna che tradisce la sua terra patria per amore dell’invasore Gìasone, giunto dalla Grecia nella Colchide a bordo della nave Argo (da cui il nome della famosa spedizione degli Argonauti) allo scopo di impossessarsi del vello d’oro, la pelle dell’ariete dorato, oggetto di culto per le sue proprietà magiche, che gli avrebbe permesso di riottenere il  trono espropriato; Medea, quella che fa… Continua a leggere

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RESONANCE OR RESISTANCE: VOCAL DISLOCATIONS AS MEANING DISLOCATIONS FORESHADOWED IN THE SPACE OF PERFORMING ARTS

[di Katerina Maniou] Introduction The following six units articulate a path from the “objective” to the “objectified” voice, forming a metaphor about passages from different concepts of selfhood to emerging bare life morphologies. Dislocation-versions are filtered by the dipole of resonance and resistance, as “resonating with or against”, in an attempt to bond materiality to meaning, resistance and voice. Examples from sci-arts are deployed to critically codify novel dehumanization forms, foreshadowed in vocal use. The objective voice Voice materializes a bet: Either losing yourself or winning the right to speak in first person (J. P. Sartre). In Homeric epics, a phrase of freeing beauty follows the completion of sentences emanated either by gods or humans: «and her sayings flew away like birds». It is a voice that transcends subjectivity and offers a residual substance towards its original belonging, the common space of breath. If according to Aristotle «voice is a particular sound emanated by something with a soul» (Aristotle, 2003: 165) then voice as “transformed breath” is re-offered to openness in the ephemeral form of a personalized wave. Voice maintains a metaphysical function which attains an objective quality, by rendering the resonating subject into «a talking extract of cosmos» (Axelos,… Continua a leggere

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Call for Papers «Culture Teatrali» nn. 35-36/2027

ARTI PERFORMATIVE E MEDICAL HUMANITIES: CORPI, CLINICHE, PROCEDURE   Presentazione Il rapporto tra teatro e medicina è antico quanto le due discipline. Dai teatri anatomici della Padova e della Bologna rinascimentali, dove il corpo aperto diveniva spettacolo e la pedagogia si fondeva con la performance, alle dimostrazioni cliniche di Charcot alla Salpêtrière, per fare solo due tra i più noti e indagati casi, la scena ha a lungo esibito, interrogato e trasmesso il sapere medico. Oggi questo nesso assume nuove forme: i performer lavorano a fianco dei clinici negli ospedali e nei centri di riabilitazione; gli attori vengono formati come pazienti standardizzati nelle facoltà di medicina; gli artisti si appropriano di strumenti medici per altri fini. Eppure, nonostante la crescente attenzione a livello mondiale verso l’intersezione tra arti performative e salute, descritta dal rapporto dell’OMS del 2019 sul ruolo delle arti nel miglioramento della salute e del benessere, dall’espansione degli interventi art-based in contesti clinici e dalla nascita di reti di ricerca dedicate, i theatre studies non si sono spesso presi in carico le chiavi di lettura del fenomeno. Più frequentemente, il fare performativo viene posto in posizione ancillare agli esiti sanitari, mentre i suoi saperi specifici restano relativamente marginalizzati.… Continua a leggere

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CARLO CECCHI O DELL’ANELLO MANCANTE

[di Dario Tomasello] Se continuiamo a scrivere necrologi, è la pessima riprova che quello che c’è da celebrare nel teatro italiano è, sempre di più, alle spalle. Se non fosse che il carattere transeunte dell’arte attorale ha un carisma resistente, ben oltre la dipartita terrena di chi l’ha custodita sapientemente. Se n’è andato appena prima del suo compleanno, Carlo Cecchi, come a dire beffardamente che il ricordo della sua nascita prevarrà, superandola, sulla data della morte. Quello che è certo è che, non la morte, bensì la vita di Carlo Cecchi è un fatto epocale e la sua assenza renderà ancora più evidente il segno profondo della sua maestria. Già, la maestria, questa parola che sembra sempre più deperibile nel panorama teatrale italiano perché gli artisti che potrebbero prendersi questa responsabilità sono raramente (quasi mai; mai in realtà) messi in condizione di assumersela davvero. La notizia tetra della morte di Carlo Cecchi sembra ricapitolare con un retrogusto ancora più amaro quella di Leo De Berardinis, di Carlo Quartucci e, per certi versi, quella ancor più recente di Enzo Moscato. Non si tratta solo di delineare un mero bilancio, ma di fare i conti con la sostenibilità di una genealogia di… Continua a leggere

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“SIRENA”. L’app per ascoltare Napoli, la sua musica e il suo teatro

[di Fabio Acca] Immaginiamo per un attimo se venisse ritrovata e potessimo ascoltare oggi una registrazione della voce recitante di Eleonora Duse. È nota, infatti, l’esistenza di un’unica registrazione effettuata in New Jersey da Thomas Edison con il fonografo, nel 1896, mentre “la divina” recita La signora delle camelie di Dumas, ma andata – ahimè – irrimediabilmente perduta a causa di un incendio del laboratorio di Edison. E tuttavia, sebbene siano ancora da certificare e approfondire, nuove evidenze documentarie sembrerebbero attestare la realtà di un’ulteriore registrazione, realizzata sempre negli Stati Uniti ma a New York, in tempi e circostanze differenti, finora sconosciuta agli studiosi e di cui non è dato conoscere l’effettiva disponibilità in qualche archivio o collezione privata. Al netto delle complesse operazioni di autenticazione che ne seguirebbero, la scoperta sarebbe epocale. Si potrebbe avere finalmente accesso a un elemento fondamentale dell’arte della Duse: la sua voce. Il che, intendiamoci, non basterebbe, perché si aprirebbe necessariamente un ampio dibattito sulla contestualizzazione di quella voce e di quella registrazione, rinnovando l’importanza emersa negli ultimi anni di un’adeguata attenzione per la conservazione e la valorizzazione degli archivi sonori, in particolare di supporti fragili e facilmente deperibili come i cilindri fonografici e… Continua a leggere

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ROMA: DENTRO LA PIRAMIDE

[di Fabrizio Crisafulli e Melissa Lohman]   Nei giorni dal 20 al 22 settembre 2024, è stato presentato al pubblico Tramite, un lavoro appositamente creato per la camera funeraria della Piramide Cestia a Roma, costituito da un’installazione di Fabrizio Crisafulli e da un’azione di Melissa Lohman realizzati secondo una modalità operativa simile a quella adottata per l’evento di Carrara esaminato nel presente focus. Anche in questo caso, si è trattato di due lavori indipendenti e allo stesso tempo consapevoli e in ascolto l’uno dell’altro. Gli interventi sono avvenuti nel contesto di Piramide Contemporanea, un progetto curato dalla galleria romana d’arte contemporanea Sala 1, diretta da Mary Angela Schroth, in collaborazione con la Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma, diretta da Daniela Porro. La Piramide fu costruita tra il 18 e il 12 a.C. come tomba del notabile romano Caio Cestio Epulone. Un luogo dalla storia bimillenaria, di grandissimo interesse storico e artistico, che nel 2014 è stato sottoposto a un importante intervento di restauro, curato dall’allora Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma e finanziato dal mecenate giapponese Yuzo Yagi. La camera sepolcrale, piccolo ambiente a pianta rettangolare con volta a botte, ha subito diverse manomissioni… Continua a leggere

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IL LUOGO COME TESTO, IL CORPO COME MATERIA. Conversazione con Fabrizio Crisafulli e Melissa Lohman

[di Mara Nerbano]   Mara Nerbano: – Melissa, tu vieni da New York. Puoi parlarmi della tua formazione come artista e performer? Melissa Lohman: – Ho completato la laurea in Belle Arti, dipartimento di scultura, presso la School of Visual Arts, New York City, nel 2000. Invece di portare il mio lavoro in spazi espositivi e gallerie, dopo la laurea, ho sperimentato la musica, la recitazione e la performance. Mi sono avvicinata sempre di più all’uso del corpo nell’atto creativo. Di conseguenza, ho cominciato a seguire classi di danza di diverso tipo. Da ragazza ero appassionata di danza. Nonostante gli anni passati senza allenamento, mi sono trovata subito a mio agio. A New York era possibile studiare danza di qualsiasi tipo e livello. Ho studiato balletto classico, danza contemporanea, jazz e danza afro-haitiana. Nel 2004 ho seguito un laboratorio di danza butoh con Minako Seki. Lì, ho intravisto un ponte tra l’arte visuale e la danza. Quell’esperienza mi ha dato una chiave per considerare il corpo come materiale, senza preoccuparmi di formule precostituite. Negli anni successivi, ho studiato il butoh con diversi maestri giapponesi, soprattutto al centro di ricerca Leimay (all’epoca CAVE Art Space) a Brooklyn. Nello stesso periodo ho… Continua a leggere

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CARRARA: IL CIELO IN UN’AULA

[di Mara Nerbano]   La sala è completamente immersa nell’oscurità. La si raggiunge oltrepassando un atrio inondato di luce naturale da una grande trifora. Entrando, prima che l’occhio si adatti, occorre indovinare i corpi degli altri spettatori, in piedi, dinanzi a una distesa di seggiole in stile Savonarola unite e allineate, viste dal retro. In alto, una volta di luci puntiformi in tutto simile a un cielo stellato: rade alla periferia, più fitte verso il centro, dove si addensano sul grande lampadario in vetro di Murano, appena percettibile al centro della stanza. In basso, sullo stesso asse, la luce ritaglia un rettangolo percorso dalle sagome ondulate di quattro file di sedie. Una figura esile, pallida, dal corpo scultoreo, sale e ridiscende tra queste onde. Ne emergono volta a volta una mano, un braccio, le spalle, il tronco, le gambe, i piedi: l’anatomia si trasfigura in forme quasi astratte, in continua metamorfosi, trasportate da un flusso sonoro di scricchiolii, tintinnii, voci quasi indistinguibili, esplosioni, silenzi. Sul perimetro, avvolti dalla luce, galleggiano i volti sospesi e maestosi di otto statue classiche che sembrano osservare l’azione. La performance dura due ore ed è una creazione in continuo divenire in simbiosi con l’ambiente, gli… Continua a leggere

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Focus 7 | “Transiti” di Fabrizio Crisafulli e Melissa Lohman

[a cura di Mara Nerbano]   Nel giugno 2023, presso l’aula magna dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, Fabrizio Crisafulli e Melissa Lohman hanno presentato l’installazione/performance Transiti. L’evento nasceva dal proposito di realizzare un percorso che integrasse esigenze didattiche, di investigazione artistica e di valorizzazione del sito, ponendosi anche come occasione di incontro e di dialogo tra la città marmifera e la sua più vetusta istituzione culturale. Per adempiere a questa pluralità di scopi, abbiamo ideato un programma articolato in diversi momenti: due conferenze pubbliche in cui gli artisti esponevano le proprie linee di ricerca; un laboratorio pratico condotto da Fabrizio Crisafulli, riservato agli studenti di scenografia e propedeutico alla loro collaborazione all’allestimento del lavoro; infine, a coronamento del progetto, uno spettacolo concepito e immaginato come momento clou dell’Open Day della scuola. L’esperienza ha costituito un importante momento di condivisione e di restituzione culturale per la comunità accademica e cittadina, ma ha assunto anche una valenza più ampia: si è infatti tramutata in un’opportunità di riflessione sulla creazione teatrale, sulla poesia del teatro, sulla memoria dei corpi e dei luoghi, costituendo il punto di partenza per un dialogo a tre che ha continuato a svilupparsi a distanza, nell’arco di diversi… Continua a leggere

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JOCELYN HERBERT E TITINA MASELLI. Due scenografe per Beckett

[di Anna Maria Monteverdi] Perché così poche donne scenografe? Nel 1988 Raynette Halvorsen scrisse sulla rivista Theatre Design and Technology un articolo dal titolo molto significativo: Where are all American Women Scene Designers? (Halvorsen, 1988)[1]. L’articolo, che lamentava la mancanza di documentazioni storiche e biografiche e persino di immagini sulle donne scenografe, era stato ispirato dalla sua personale carriera come designer teatrale e dalle molte difficoltà incontrate a inserirsi in un ambito lavorativo dominato da uomini; una invisibilizzazione quella delle donne, come ben rilevato dall’autrice, che passa evidentemente anche attraverso la mancanza di una loro rappresentazione a futura memoria. Per la risposta al quesito dell’articolo della Halvorsen bisognerà aspettare il 2019 e lo studio puntuale di Caitlyn Garrity, frutto di due anni di ricerche, di analisi statistiche e di interviste; la Garrity nella stessa rivista della Halvorsen prodotta dall’Istituto statunitense per la tecnologia teatrale (Usitt), pubblicò infatti un resoconto intitolato Building a Better Workplace. Women+ increasingly abandon technical theatre over lack of parity and equity, che le valse anche un premio giornalistico (Garrity, 2019)[2]. Lo studio era basato su un campione di cinquecentottantanove donne scenografe: alle domande sulle cause dell’abbandono del lavoro e sugli ostacoli alla carriera, la giornalista rilevava… Continua a leggere

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