LA CRITICA, LA DANZA, IL CORAGGIO

[di Fabio Acca] Per condividere alcuni pensieri sulla critica[1], in particolare su come la critica dedicata alla danza contemporanea si è sviluppata nel dibattito italiano, partirei da alcune considerazioni che in parte intercettano anche quella condizione auto-etnografica che fa storia. Tale aspetto, lungi dal voler qui assumere un carattere autobiografico, non intende alimentare alcuna proiezione narcisistica personale, semmai una postura critica a cui effettivamente, credo, il sottoscritto ha contribuito negli anni, e che vuole illuminare una prospettiva di lavoro inter e trans disciplinare anche quando si tenta di riportare la danza nell’ambito di una propria specificità. Bisogna subito ricordare che la critica di danza in Italia, analogamente a quanto accade sul fronte della critica teatrale, conosce dalla fine degli anni Novanta un cambiamento profondo non solo per questioni di lettura del fatto scenico, legate al posizionamento stesso della danza in un mutato assetto disciplinare (Giannasca, 2021; Donati, 2021). La nuova danza italiana, come ho avuto modo di ricordare in altre occasioni (Acca, 2018; Acca, 2021), nasce ibrida, impura, “anfibia”. Va, cioè, inquadrata in un’ottica di ontologica contaminazione performativa, fin dalle sue stesse origini, che coincidono in parte con l’evoluzione del nuovo teatro tra la fine degli anni Settanta e il… Continua a leggere

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IN MEMORIA DI RENZO TIAN, CRONISTA DI TEATRO

[di Pierfrancesco Giannangeli] Ricordare Renzo Tian, morto a Roma alla fine di ottobre all’età di 91 anni, è cosa molto facile, ma nello stesso tempo estremamente difficile. È semplice, perché per lui parlano gli innumerevoli scritti giornalistici frutto della lunga militanza come critico nelle fila del quotidiano “Il Messaggero” – e forse nel suo caso sarebbe ancora più aderente la definizione di Silvio D’Amico, quel “cronista di teatro, detto critico drammatico” che ne amplia ancor più i territori di competenza –, parlano la lunga avventura accademica (che lo vide pure nell’anno 1970/1971 tra i docenti del neonato Dams dell’Università di Bologna), il commissariamento e la presidenza dell’Eti, gli anni alla guida dell’Associazione nazionale dei critici di teatro. Ci sarebbe poi il livello personale, l’amicizia, nonostante la differenza di età, iniziata al tempo dell’attività giornalistica e proseguita dopo, quando mi sembrò la persona più adatta a guidare la giuria del Premio Ugo Betti per la Drammaturgia, a Camerino, a cavallo del passaggio nel nuovo millennio. Sarebbe appunto facile pescare qua e là, dal bagaglio dei ricordi personali e dalle vicende pubbliche ormai storicizzate, e raccontare il personaggio. Eppure Renzo Tian incarnava una complessità – a partire da quel suo apparire severo… Continua a leggere

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