LA “SCENA MADRE” DI JAMES. L’ultima creazione di Licia Lanera è un rimedio all’oblio

[di Silvia Mei] James è “figlio” del covid. Ed è il figlio di quante e quanti non possono procreare o non possono più generare, ovvero di chi non può permettersi di mantenere una creatura, anche solo perché hanno paura di “mettere al mondo”, considerato l’andamento del pianeta Terra. James è quindi un feticcio, un pupazzo o una bambola, se il suo nome fosse al femminile. Ma non è importante il genere: un figlio è un figlio. Lo manipola un anonimo funzionario di qualche Onlus per adozioni a distanza – forse, chissà – una sorta di ghostwriter che scrive lettere informative e disegna paesaggi infantili. Sono comunque dettagli irrilevanti, è terribilmente rassicurante contare su questa personcina. Da qualche parte in Africa o in altre aree svantaggiate ci sarà “il figlio”, quella garanzia di memoria e di eternità per chi riduce il futuro a una serie di oggetti e beni destinati per testamento ad associazioni e a opere pie. James è una sorta di antidoto al pensiero della morte, una figura apotropaica che scaccia nella tenebrosa e interminabile notte della pandemia l’ansia della fine e l’incubo ricorrente di non lasciare traccia di sé, di rimanere un nome ossidato su una lapide. Il… Continua a leggere

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