Call for Papers «Culture Teatrali» nn. 35-36/2027

ARTI PERFORMATIVE E MEDICAL HUMANITIES: CORPI, CLINICHE, PROCEDURE

 

Presentazione

Il rapporto tra teatro e medicina è antico quanto le due discipline. Dai teatri anatomici della Padova e della Bologna rinascimentali, dove il corpo aperto diveniva spettacolo e la pedagogia si fondeva con la performance, alle dimostrazioni cliniche di Charcot alla Salpêtrière, per fare solo due tra i più noti e indagati casi, la scena ha a lungo esibito, interrogato e trasmesso il sapere medico. Oggi questo nesso assume nuove forme: i performer lavorano a fianco dei clinici negli ospedali e nei centri di riabilitazione; gli attori vengono formati come pazienti standardizzati nelle facoltà di medicina; gli artisti si appropriano di strumenti medici per altri fini.

Eppure, nonostante la crescente attenzione a livello mondiale verso l’intersezione tra arti performative e salute, descritta dal rapporto dell’OMS del 2019 sul ruolo delle arti nel miglioramento della salute e del benessere, dall’espansione degli interventi art-based in contesti clinici e dalla nascita di reti di ricerca dedicate, i theatre studies non si sono spesso presi in carico le chiavi di lettura del fenomeno. Più frequentemente, il fare performativo viene posto in posizione ancillare agli esiti sanitari, mentre i suoi saperi specifici restano relativamente marginalizzati. Al contempo, la questione di come valutare l’impatto degli interventi art-based continua a suscitare dibattiti metodologici e politici: cosa conta come evidenza? Chi decide? E cosa si perde quando “l’inquantificabile” viene costretto entro metriche cliniche?

Culture Teatrali si propone di affrontare queste domande dalla prospettiva degli studi teatrali, ponendo le arti performative non come un supplemento alla medicina, ma come un campo dotato di una propria capacità critica su corpi, procedure e incontri clinici. Ci interessa il traffico tra scena e clinica: come migrano pratiche, dispositivi e concetti tra questi ambiti? Cosa accade quando i performer entrano nei contesti sanitari, o quando le tecnologie mediche entrano nello spazio delle prove? In che modo il lungo confronto del teatro con l’embodiment, la cognizione e la presenza intersoggettiva può informare la neurologia e la neurofisiologia, e non soltanto esserne informato? Come possiamo sviluppare framework per comprendere e valutare questo lavoro con criteri che rispettino tanto l’integrità artistica quanto quella clinica?

Accogliamo contributi che affrontino queste questioni in chiave storica, teorica e pratica che si confrontino con le dimensioni cliniche e procedurali dell’interfaccia tra arti performative e l’ampio ombrello delle Medical Humanities (MH).

Le aree tematiche di interesse includono (a titolo indicativo e non esaustivo):

  • Genealogie storiche: la scena come teatro clinico Dimostrazioni cliniche come performance; drammaturgia della procedura medica dalla prima modernità a oggi; la scena come luogo di trasmissione, traduzione e contestazione del sapere medico; dialoghi e intersezioni tra spettacolo e scienze mediche e tra pratiche artistiche del corpo e benessere della persona nella modernità;
  • La performance nei contesti sanitari Il teatro sociale e di comunità e il welfare culturale come modello europeo fra altri; social prescribing di arte e cultura; interventi guidati da performer in ospedali, hospice e zone di crisi;
  • Valutare l’inquantificabile: impatto, evidenza e limiti della misurazione Metodologie per la valutazione degli interventi arts-based in ambito sociosanitario; tensioni epistemologiche tra evidenza clinica e processo artistico; elaborazione di strumenti di impact assessment per comprendere come e perché la performance produca cambiamenti terapeutici, psicologici e sociali;
  • Migrazioni: quando dispositivi, tecniche e pratiche attraversano i confini L’appropriazione artistica e il misuse di tecnologie mediche (elettrostimolazione, protesi, biosensori, dispositivi assistivi); il trasferimento di tecniche cliniche nel training performativo e viceversa; scienza della riabilitazione e pratica somatica; design speculativo e immaginazione performativa di futuri medici;
  • Teatro, neurologia e neurofisiologia Interocezione, schema corporeo e fenomenologia del corpo performante ed esaminato; cognizione spaziale, spazio peripersonale e sapere incarnato sulla scena; condizioni neurologiche in performance (rappresentazione, riabilitazione, neurodiversità); prospettive cognitive e neuroscientifiche su recitazione, spettatorialità e scenografia; dialogo tra ricerca di laboratorio, neurologia clinica e pratica artistica;
  • Etica, rappresentazione e corpi non normativi Consenso, vulnerabilità e dignità nella performance e nell’incontro clinico; estrazione e restituzione in dati dell’esperienza corporea; disability studies e arti performative; agency e autorappresentazione di pazienti e performer; questioni bioetiche sollevate dai corpi tecnologicamente aumentati;
  • Health Humanities (HH) La promozione della salute, intesa come benessere complessivo del singolo e della comunità, anche al di fuori dei contesti segnatamente sanitari attraverso i saperi umanistici e i linguaggi delle live arts, declinati in forme capaci di sviluppare offerte di welfare culturale.

Oltre ad articoli scientifici, saggi storici e riflessioni metodologiche, sono accolte anche documentazioni di pratiche artistiche e interviste ad artisti e professionisti del settore.

Modalità di partecipazione:

Le proposte (abstract) di max. 2.000 caratteri spazi inclusi (circa 500 parole) corredate di link al cv del/della proponente dovranno pervenire all’indirizzo della Redazione rivista.cultureteatrali@gmail.com con oggetto ‘‘Call for Papers 35-36/2027” entro il 30 giugno 2026.

L’accettazione sarà comunicata entro il 15 luglio 2026.

Sono accolti solo contributi inediti in italiano e in inglese.

Gli articoli avranno una lunghezza di max. 40.000 caratteri spazi e note inclusi (circa 8.000 parole) e dovranno essere consegnati entro il 28 febbraio 2027, seguendo scrupolosamente le norme redazionali.

La pubblicazione è sottoposta, come da regolamento, al superamento del processo di revisione in doppio cieco.

Per ulteriori informazioni, scrivere a silvia.mei@uniba.it e a angelo.romagnoli@unich.it

 


 

PERFORMING ARTS AND MEDICAL HUMANITIES: BODIES, CLINICS, PROCEDURES

 

Introduction

The relationship between theatre and medicine is as old as both disciplines. From the anatomical theatres of Renaissance Padua and Bologna, where the opened body became spectacle and pedagogy merged with performance, to Charcot’s clinical demonstrations at the Salpêtrière — to cite only two of the most well-known and widely studied cases — the stage has long displayed, interrogated, and transmitted medical knowledge. Today this nexus assumes new forms: performers work alongside clinicians in hospitals and rehabilitation centres; actors are trained as standardised patients in medical schools; artists appropriate medical instruments for other ends.

Yet despite the growing worldwide attention to the intersection of performing arts and health — evidenced by the 2019 WHO report on the role of the arts in improving health and well-being, by the expansion of arts-based interventions in clinical settings, and by the emergence of dedicated research networks — theatre studies have not often taken charge of the interpretive frameworks for this phenomenon. More frequently, performative practice is placed in an ancillary position relative to health outcomes, whilst its disciplinary expertise remains relatively marginalised. At the same time, the question of how to assess the impact of arts-based interventions continues to provoke methodological and political debates: what counts as evidence? Who decides? And what is lost when “the unquantifiable” is forced into clinical metrics?

Culture Teatrali proposes to address these questions from the perspective of theatre studies, positioning the performing arts not as a supplement to medicine but as a field possessing its own critical capacity regarding bodies, procedures, and clinical encounters. We are interested in the traffic between stage and clinic: how do practices, dispositifs, and concepts migrate between these domains? What happens when performers enter healthcare settings, or when medical technologies enter the rehearsal space? In what ways might theatre’s longstanding engagement with embodiment, cognition, and intersubjective presence inform neurology and neurophysiology, rather than merely being informed by them? How can we develop frameworks for understanding and evaluating this work according to criteria that respect both artistic and clinical integrity?

We welcome contributions that address these questions from historical, theoretical, and practice-based perspectives and that engage with the clinical and procedural dimensions of the interface between performing arts and the broad umbrella of Medical Humanities (MH).

Thematic areas of interest include (but are not limited to):

  • Historical genealogies. The stage as clinical theatre. Clinical demonstrations as performance; the dramaturgy of medical procedure from the early modern period to the present; the stage as a site for the transmission, translation, and contestation of medical knowledge; dialogues and intersections between spectacle and the medical sciences, and between embodied artistic practices and personal well-being in modernity.
  • Performance in healthcare settings. Social and community theatre and cultural welfare as a European model amongst others; social prescribing of art and culture; performer-led interventions in hospitals, hospices, and crisis zones.
  • Evaluating the unquantifiable. Impact, evidence, and the limits of measurement. Methodologies for the evaluation of arts-based interventions in health and social care; epistemological tensions between clinical evidence and artistic process; the development of impact assessment tools to understand how and why performance produces therapeutic, psychological, and social change.
  • Migrations. When dispositifs, techniques, and practices cross boundaries. Artistic appropriation and misuse of medical technologies (electrostimulation, prosthetics, biosensors, assistive devices); the transfer of clinical techniques into performer training and vice versa; rehabilitation science and somatic practice; speculative design and the performative imagination of medical futures.
  • Theatre, neurology, and neurophysiology. Interoception, body schema, and the phenomenology of the performing and examined body; spatial cognition, peripersonal space, and embodied knowledge on stage; neurological conditions in performance (representation, rehabilitation, neurodiversity); cognitive and neuroscientific perspectives on acting, spectatorship, and scenography; dialogue between laboratory research, clinical neurology, and artistic practice.
  • Ethics, representation, and non-normative bodies. Consent, vulnerability, and dignity in performance and in the clinical encounter; the extraction and data-rendering of bodily experience; disability studies and the performing arts; the agency and self-representation of patients and performers; bioethical questions raised by technologically augmented bodies.
  • Health Humanities (HH). The promotion of health — understood as the overall well-being of individuals and communities, including beyond expressly healthcare settings — through humanistic knowledges and the languages of the live arts, articulated in forms capable of developing cultural welfare provision.

In addition to scholarly articles, historical essays, and methodological reflections, we also welcome documentation of artistic practices and interviews with artists and professionals working in the field.

Submission guidelines

Proposals (abstracts) of no more than 2,000 characters including spaces (approximately 500 words), accompanied by a link to the applicant’s CV, should be sent to the editorial office at rivista.cultureteatrali@gmail.com with the subject line “Call for Papers 35–36/2027” by 30 June 2026.

Notification of acceptance will be communicated by 15 July 2026.

Only unpublished contributions in Italian or English are accepted.

Articles should be no longer than 40,000 characters including spaces and notes (approximately 8,000 words) and must be submitted by 28 February 2027, in strict compliance with the journal’s editorial guidelines.

Publication is subject, in accordance with journal policy, to successful completion of a double-blind peer review process.

For further information, please contact silvia.mei@uniba.it and angelo.romagnoli@unich.it

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